displasia del gomito (ED)

La displasia del gomito è una malformazione scheletrica del periodo dello sviluppo, tale per cui le tre ossa (radio, ulna e omero) che compongono questa articolazione crescono in modo disarmonico tra loro, ed asincrono in lunghezza.

displasia del gomito

Il risultato è la comparsa di diverse condizioni patologiche, tutte accompagnate da dolore, zoppia e sviluppo di artrosi.
Il gomito del cane è costituito da un’articolazione di tipo mobile, formata da una cavità articolare interposta a superfici lisce e rivestite di cartilagine. Questa cavità è riempita dalla sinovia, un liquido lubrificante.
I capi ossei presenti nell’articolazione del gomito sono rappresentati dalla porzione distale dell’omero e dalla porzioni prossimali di radio e ulna.

 displasia del gomito

I segmenti ossei hanno una capsula articolare comune, rinforzata anteriormente da un legamento membranoso.
Vi sono poi due legamenti collaterali, uno mediale (faccia interna) e uno laterale (faccia esterna), il legamento anulare del radio e il legamento obliquo.
I muscoli e i tendini: i tendini del brachiale e del bicipite e i muscoli flessori ed estensori di carpo ed avambraccio.

La displasia del gomito è una malformazione articolare dovuta allo sviluppo anomalo dell’articolazione del gomito. Ciò comporta la formazione di artrosi.
È una malattia cronica e debilitante, ereditaria poligenica, sulla quale influiscono diversi fattori (ambientali, nutrizionali, accrescitivi). Provoca degenerazione dell’articolazione con artrosi progressiva, limitazione dell’ampiezza dei movimenti, dolore cronico.

Esistono quattro diverse manifestazioni possibili :
UAP: mancata unione del processo anconeo
FCP: frammentazione del processo coronoideo mediale
OCD: osteocondrite dissecante del condilo omerale
INC: incongruenza

Il coefficiente di ereditarietà è maggiore che nella displasia dell’anca.

L’aspetto fondamentale della displasia del gomito è rappresentato dall’osteocondrosi, ovvero da una carenza dell’ossificazione encondrale a livello di cartilagine di coniugazione e articolare, tipica del periodo di rapido accrescimento.
Si tratta di un processo degenerativo a carico della cartilagine e dell’osso.
Le regioni ossee interessate sono le fisi (zone di accrescimento) e le cartilagini articolari.
È una patologia multifattoriale in cui interagiscono diverse cause.

I soggetti più colpiti sono i cani di grande taglia in accrescimento.
Oltre al peso anche il grado di attività può rappresentare un fattore scatenante la patologia.

Fattori che possono influire sulla displasia del gomito

Genetici: sono importanti soprattutto in relazione al rapido accrescimento osservato in cani con rapido e grande sviluppo scheletrico e muscolare (infatti è difficile riscontrare osteocondrosi in soggetti con peso inferiore ai 25 kg). Inoltre nei soggetti di sesso maschile l’incidenza è doppia o tripla rispetto a quella riscontrata nelle femmine, le quali hanno una velocità di crescita inferiore-

Alimentari: l’iperalimentazione e la sovra-integrazione promuovono un rapido accrescimento con conseguente aumento del carico meccanico su superfici scheletriche ancora immature.
Nelle forme di displasia del gomito, il fattore nutrizionale maggiormente sotto accusa è il calcio.
Diete eccessivamente arricchite con questo minerale possono infatti interferire con la corretta trasformazione e maturazione delle cartilagini in accrescimento e, di conseguenza, ripercuotersi sulla crescita in lunghezza delle ossa del gomito.

Ormonali: causato da disfunzioni ormonali, o per causa di ormoni.

Come riconoscerla

Per la displasia del gomito i primi segnali d’allarme possono comparire precocemente, a 4-5 mesi di età, con zoppia, anche poco appariscente e saltuaria, accompagnata talvolta da rotazione esterna delle zampe e, magari, deviazione dei gomiti all’interno.
Attenzione, però, i cuccioli che zoppicano in maniera evidente sono solo l’apice dei soggetti affetti da displasia del gomito.
Moltissimi cani possono presentarsi soltanto restii al movimento, con andatura rigida, innaturale, a piccoli passi: tutti segni che, purtroppo, nascondono spesso una displasia bilaterale, a carico cioè di entrambi i gomiti.

La componente genetica è importantissima come fattore predisponente, quindi è indispensabile un’attenta selezione dei riproduttori.

Fondamentale, però, anche la corretta alimentazione, specie per i soggetti di taglia grande e gigante in cui non si deve ricercare una crescita troppo veloce: l’eccessivo incremento del peso corporeo, determina una forza di carico che va a gravare su articolazioni e strutture muscolo-scheletriche ancora inadeguate ed immature; come diretta conseguenza avremo uno stato di sofferenza dell’intera articolazione e una predisposizione ai fenomeni degenerativi che sono alla base della displasia del gomito.

La diagnosi si effettua tramite radiografie in due differenti proiezioni:
Medio-Laterale flessa e Dorso Palmare obliqua con angolo di rotazione di 15°,da eseguire in sedazione.

I risultati vengono interpretati dalle Centrali di Lettura Ufficiali, che assegnano il loro giudizio.

Sigle di classificazione

ED 0  –> per un gomito perfetto
ED BL –> per minime alterazioni articolari
ED 1 –> se gli osteofiti sono inferiori a 2mm
ED 2 –> se sono presenti osteofiti fra 2 e 5mm, o se c’è fusione incompleta del processo anconeo
ED 3 –> presenza di osteofiti maggiori di 5mm, o UAP o FCP o OCD conclamate

Classificazione FCI – IEWG della displasia del gomito

Grado 0: gomito normale
non si riscontrano alterazioni;
Grado I°: artrosi leggera
è presente una formazione di osteofiti di ampiezza inferiore a 2mm; e/o appare un aumento di sclerosi dell’osso subcondrale nella regione della parte distale dell’incavo trocleare dell’ulna; e/o appare uno scalino evidente tra la testa del radio e la parte caudale dell’incavo trocleare nella proiezione sagittale;
Grado II°: artrosi moderata
è presente una formazione di osteofiti di ampiezza tra 2 e 5 mm;
Grado III°: artrosi grave
è presente una formazione di osteofiti di ampiezza superiore a
5 mm; l’evidenza di un processo coronoideo mediale frammentato, di una OCD del condilo mediale o di una mancata unione del processo anconeo comportano il grado III° indipendentemente dal grado di artrosi presente; anche i cani sottoposti ad interventi chirurgici per patologie del gomito da sviluppo devono essere classificati come Grado III°, se l’intervento eseguito è dimostrabile.

Per la displasia del gomito in Italia i controlli sono fortemente raccomandati ma non sono al momento obbligatori per la maggior parte delle razze.

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